Il turismo sostenibile può essere parte della soluzione alla crisi climatica. Scopri come l’ecoturismo, soprattutto nei modelli di base comunitaria, stia entrando nell’agenda della COP30.
In programma dal 10 al 21 novembre 2025 a Belém, nello Stato del Pará, la COP30 in Brasile dovrebbe segnare una svolta nel dibattito climatico globale e nel modo in cui pensiamo ai viaggi. Oltre ai negoziati, l’evento è anche un’occasione per toccare con mano soluzioni basate sulla natura già in movimento. Il turismo alla COP30 in Brasile non è una nota a margine: l’ecoturismo è ormai un tema centrale e mostra come i viaggi consapevoli possano sostenere l’azione per il clima.
Lo sapevi che il turismo genera circa l’8% delle emissioni globali di gas serra, soprattutto a causa dei voli e delle operazioni su larga scala? Fa impressione, vero? L’ecoturismo, al contrario, lavora su scala ridotta, con un impatto ambientale minore, e porta benefici alle comunità locali.
Parliamo di uno degli strumenti più concreti per contrastare il cambiamento climatico. Il turismo sostenibile offre risposte sia per l’adattamento climatico sia per la tutela dell’ambiente, non solo in Brasile o nella Foresta Amazzonica, ma in tutto il mondo.

In questo quadro PlanetaEXO cura esperienze di viaggio responsabile nella natura, con un’attenzione particolare all’Amazzonia e all’ecoturismo guidato dalle comunità. È un esempio concreto di come il turismo possa alimentare la conservazione e lo sviluppo locale.
Se ti interessa capire come la COP30 in Brasile si lega alle tue scelte di viaggio, continua a leggere. Qui sotto vediamo come l’ecoturismo si inserisce nell’agenda climatica e perché conta più che mai.
Come l’ecoturismo aiuta a combattere il riscaldamento globale
Il turismo sostenibile ha ottenuto un riconoscimento crescente nei vertici sul clima delle Nazioni Unite (ONU) come soluzione praticabile e scalabile per la mitigazione climatica e l’adattamento. Non sostituisce le politiche pubbliche né il cambiamento sistemico, ma rafforza quelle che gli esperti chiamano soluzioni basate sulla natura: strategie che uniscono la protezione dell’ambiente al benessere delle comunità.

L’idea di usare il turismo come soluzione climatica si è evoluta parecchio da quando è stata citata per la prima volta nel 2005. Negli anni, dichiarazioni e rapporti importanti hanno formalizzato il ruolo del turismo nello sviluppo sostenibile e nella resilienza ambientale. Eccoli:
Il turismo sostenibile entra nell’agenda climatica
Il dibattito è iniziato formalmente alla COP11 di Montreal, quando il turismo è stato riconosciuto ufficialmente come settore rilevante per l’agenda climatica. La conferenza ne ha sottolineato il ruolo nella conservazione della biodiversità e nella riduzione della povertà, affermando che: «il turismo può sostenere la conservazione delle risorse naturali e offrire mezzi di sussistenza compatibili con la biodiversità alle comunità indigene e locali».

L’Anno del turismo sostenibile per lo sviluppo
Qualche anno dopo, nel 2017, l’ONU ha proclamato l’Anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo. Di conseguenza il turismo è stato collegato ufficialmente all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con un riconoscimento crescente del suo ruolo nella resilienza climatica.
Quell’anno ha messo in evidenza come il turismo potesse contribuire a 12 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), in particolare su crescita economica inclusiva, uso sostenibile delle risorse e tutela della cultura. Ha inoltre chiesto a governi e industria di promuovere modelli di viaggio a basso impatto e di rafforzare il turismo guidato dalle comunità come strumento di sviluppo sostenibile.

I pilastri del turismo sostenibile
Alla COP26 di Glasgow (2021) la discussione ha fatto un passo avanti con il lancio della Glasgow Declaration on Climate Action in Tourism, firmata da governi, organizzazioni non governative (ONG) e aziende di viaggio. La dichiarazione impegna il settore turistico a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, con cinque pilastri d’azione principali:
- Misurare e ridurre le emissioni di carbonio di viaggi e ospitalità;
- Rigenerare gli ecosistemi attraverso il turismo responsabile;
- Sostenere le economie locali e la conservazione guidata dalle comunità;
- Garantire finanziamenti climatici alle iniziative di viaggio sostenibile;
- Condividere in modo trasparente progressi e buone pratiche.
Come detto, la maggior parte delle emissioni del turismo arriva dai voli, dai grandi resort e dalle crociere di massa. Lo conferma il rapporto dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) «Transport-related CO₂ Emissions of the Tourism Sector» (2019), che spiega come siano questi segmenti a dominare l’impronta di carbonio del settore.
L’ecoturismo, invece, opera su scala più piccola e con un impatto minore: spesso significa spostamenti brevi, infrastrutture leggere e una gestione attenta all’ambiente.
Nella pratica, l’ecoturismo contribuisce alla lotta al riscaldamento globale in cinque modi:
- Abbassa le emissioni di carbonio: incoraggia un turismo più lento e più locale e riduce la dipendenza da trasporti e infrastrutture ad alte emissioni.
- Protegge i pozzi di carbonio: conservando foreste pluviali, zone umide e altri ecosistemi, l’ecoturismo preserva i regolatori climatici naturali del pianeta.
- Offre un reddito sostenibile a chi vive sul posto: dà un’alternativa a settori distruttivi come il taglio del legname, l’estrazione mineraria e l’agricoltura industriale.
- Costruisce resilienza: diversifica le economie locali e rafforza le comunità di fronte agli shock legati al clima.
- Aumenta la consapevolezza: alimenta educazione e partecipazione, e permette a chi viaggia di capire meglio la biodiversità, i saperi tradizionali e l’urgenza dell’azione per il clima.

Il cambiamento è iniziato, ma deve diventare globale
In giro per il mondo le iniziative di turismo sostenibile hanno già iniziato a dare risultati. Un esempio arriva dalla Riserva della Biosfera Maya, in Guatemala, dove vecchie aree di disboscamento sono state convertite in zone di ecoturismo gestite dalle comunità: così si proteggono ampie superfici di foresta e allo stesso tempo si genera reddito per chi ci vive.

In Brasile il potenziale è enorme. Destinazioni come la Foresta Amazzonica, il Pantanal e il Cerrado sono decisive per la cattura del carbonio e per la biodiversità, ma affrontano anche una forte vulnerabilità socio-ambientale.
Inserire l’ecoturismo tra gli strumenti dei Contributi determinati a livello nazionale (NDC) del Brasile e dei piani di azione climatica darebbe un impatto misurabile, un tema destinato a guadagnare peso durante la COP30 di Belém.
Ora, alla COP30 in Brasile, l’obiettivo è trasformare quelle dichiarazioni in azione. L’ecoturismo offre un modello già funzionante sul campo: scalabile, inclusivo e adattabile.
La Foresta Amazzonica al centro del cambiamento climatico
L’ecoturismo è una soluzione globale, ma il Brasile, e in particolare la Foresta Amazzonica, ha un ruolo centrale nella crisi climatica. La foresta si estende su nove Stati brasiliani, tra cui il Pará, dove copre più del 60% del territorio statale. È anche per questo che la sua capitale, Belém, è una città ospite simbolica e strategica per la COP30.

L’Amazzonia regola le piogge in tutto il Sud America, stabilizza le temperature globali e ospita più biodiversità di qualsiasi altro ecosistema del pianeta. Ma è anche sotto pressione estrema.
Nel 2023 il Rio Negro a Manaus ha toccato il livello più basso da un secolo e i dati satellitari di MapBiomas mostrano che tra il 1985 e il 2023 la regione ha perso oltre 50 milioni di ettari di copertura forestale.

Le siccità diventano più frequenti e più intense e mettono a rischio la capacità di rigenerazione della foresta e la vita di chi la abita. Questo contesto rafforza il peso delle alternative a basso impatto e guidate dalle comunità. L’ecoturismo non è l’unica risposta, ma è una risposta promettente e applicabile da subito.
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Viaggiare con consapevolezza in Amazzonia
Vista la grandezza dell’Amazzonia, si capisce perché sia una delle destinazioni di punta di PlanetaEXO. Mettiamo in contatto chi viaggia con esperienze immersive che rispettano la foresta, sostengono le comunità locali e contribuiscono alla conservazione nel lungo periodo.
Durante la COP30 chi arriva avrà la possibilità di andare oltre le mura della conferenza e vedere esempi concreti di soluzioni basate sulla natura: dagli ecolodge ai tour guidati dalle comunità locali, fino ai progetti di conservazione della foresta.
Il turismo alla COP30 in Brasile: il futuro è sostenibile
La COP30 in Brasile è un’occasione per il Paese di posizionarsi come riferimento globale del turismo verde. Serve però un’azione concreta: sostenere i piccoli imprenditori, investire in formazione e costruire esperienze di viaggio rispettose sono passaggi essenziali.
Oltre alla Foresta Amazzonica, anche altre destinazioni naturali molto note come la Chapada Diamantina e i Lençóis Maranhenses offrono opportunità importanti per l’ecoturismo. La visibilità della conferenza potrebbe aiutare ad attirare investimenti e attenzione su questi modelli di viaggio sostenibile, unici e ancora poco esplorati.
Viaggia con PlanetaEXO e fai parte della soluzione climatica
Ora sappiamo come l’ecoturismo possa essere parte della soluzione climatica. Di fronte alle sfide che l’umanità ha davanti, ogni azione conta.
👉 Scopri le nostre destinazioni sostenibili in Brasile e trova esperienze che generano un impatto positivo sulla natura e sulle comunità locali.
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