Facciamo la conoscenza della montagna più alta del Brasile, luogo sacro per gli Yanomami, nascosto nel cuore della foresta amazzonica.
Il Pico da Neblina è la vetta più alta del Brasile e sfiora i 3.000 metri sul livello del mare. Se ne sta nascosto nell’Amazzonia nordoccidentale, si alza sopra la volta della foresta ed è quasi sempre avvolto nella nebbia.
Oltre a essere la montagna più alta del Brasile, il Pico da Neblina fa parte di una delle regioni più remote e meno esplorate del Sud America. Natura selvaggia, foresta fitta e sentieri accidentati ne fanno una meta dove avventura, conservazione e profondità culturale stanno insieme.

PlanetaEXO, piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nella foresta amazzonica in Brasile, ha messo insieme una guida completa con 10 curiosità sul Pico da Neblina, così arrivi preparato alla partenza. Buona lettura!
1. La montagna più alta del Brasile
Con i suoi 2.995 metri esatti, il Pico da Neblina è ufficialmente il punto più alto del Brasile. Dalla cima lo sguardo corre su un tappeto verde di foresta che arriva fino all’orizzonte. Ti sei mai immaginato in piedi sopra le nuvole dell’Amazzonia? È questa la ricompensa di chi arriva in vetta.

Nel paese ci sono altre cime notevoli, ma nessuna supera il Pico da Neblina. Il Pico 31 de Março (2.974 m), che si trova poco distante nella stessa catena montuosa, è il secondo; il Pico da Bandeira (2.892 m), fra gli stati dell’Espírito Santo e del Minas Gerais, è il terzo. Il famoso Monte Roraima (2.734) occupa l’ottava posizione della classifica.
Sono confronti che dicono bene quanto questo posto sia fuori dal comune, e ricordano quanto siano vari i paesaggi brasiliani: dalle pianure costiere alle zone umide, fino alle montagne nascoste dentro la foresta.
2. Nel profondo della foresta
Il Parco Nazionale del Pico da Neblina si trova all’estremo nordovest dello stato di Amazonas, proprio sul confine con il Venezuela, dentro il comune di São Gabriel da Cachoeira.

Arrivarci è già un’avventura. Di solito si vola da Manaus a São Gabriel da Cachoeira, poi si prosegue in fuoristrada e in canoa lungo i fiumi Cauaburis e Maturacá fino al villaggio yanomami di Maturacá, la porta d’ingresso del parco.
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3. Una montagna sacra per gli Yanomami
Per gli Yanomami il Pico da Neblina è un luogo sacro, dove abitano gli spiriti degli antenati e i potenti Xapiripë. Nella loro cosmologia questi esseri spirituali danzano in specchi di luce per proteggere la foresta, sostenere la vita e impedire al cielo di crollare.

Gli Yanomami sono uno dei più grandi popoli indigeni del Sud America: oltre 30.000 persone fra Brasile e Venezuela. Sul versante brasiliano abitano territori negli stati di Roraima e Amazonas, compresa l’area intorno al Parco Nazionale del Pico da Neblina.
Per chi viaggia, tutto questo trasforma la salita in un percorso culturale e spirituale, che mette in guardia dall’avidità e ricorda quanto sia importante proteggere l’Amazzonia.
4. Che cosa significa il nome
Che cosa vuol dire «Pico da Neblina»? In portoghese significa «picco della nebbia», e descrive la foschia costante che avvolge la cima. Ma il nome dice molto di più se si tiene conto di come lo chiamano gli Yanomami: Yaripo.
Per gli Yanomami Yaripo non è soltanto un luogo fisico, è il punto in cui cielo e terra si toccano. Questa doppia identità, il nome portoghese descrittivo e il nome indigeno sacro, racconta l’incontro fra scienza e tradizione che definisce la montagna.
Dal riconoscimento ufficiale nel Novecento in poi il nome «Pico da Neblina» si è imposto ovunque, ma le voci indigene fanno in modo che Yaripo resti vivo nella memoria collettiva.
5. Il Pico da Neblina è rimasto chiuso per anni
Fino ai primi anni Duemila le spedizioni al Pico da Neblina erano frequenti, spesso organizzate da operatori privati senza alcuna partecipazione indigena né controllo ambientale. Per gli Yanomami quel flusso incontrollato di estranei dentro Yaripo, la loro montagna sacra, era una ferita.
Nel 2003, dopo che i piani del governo per sviluppare infrastrutture turistiche avevano fatto salire la tensione, il parco è stato chiuso ufficialmente. Il turismo è rimasto sospeso per quasi 20 anni, finché il dialogo e le collaborazioni non hanno costruito, poco alla volta, un nuovo modello fondato sulla conservazione e sulla guida indigena.

Un progetto pilota è partito nel 2019 e la riapertura, prevista per il 2020, è slittata a causa della pandemia di COVID-19. Nel 2022 le visite sono riprese dentro una cornice di etnoturismo guidata dal popolo Yanomami.
Oggi chi arriva segue i rituali di purificazione con gli sciamani prima di salire, e ogni esperienza, come la Spedizione al Pico da Neblina di PlanetaEXO, si progetta insieme alle associazioni indigene, per garantire rispetto culturale e cura dell’ambiente.
6. Il secondo parco nazionale più grande del Brasile
Il Pico da Neblina non è solo il punto più alto del Brasile: il suo parco nazionale è anche il secondo più grande del paese, con un’estensione di 22.200 km². Solo il Parco Nazionale del Jaú, anch’esso in Amazonas, è più vasto.

Creato nel 1979, il parco protegge montagne, fiumi e distese enormi di foresta lungo il confine con il Venezuela. L’isolamento ne fa uno dei parchi meno visitati e insieme uno dei più intatti. Immagina un parco più grande di parecchi paesi europei (Grecia, Islanda, Ungheria, Portogallo e altri): è di questa scala che stiamo parlando.
Per chi lo visita, un’area così vasta significa giorni di cammino attraverso ecosistemi diversi: foresta di pianura, foreste nebulose, vegetazione d’alta quota e cime nella nebbia.
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7. La scoperta e la prima ascensione
Il Pico da Neblina è stato individuato dai non indigeni negli anni Cinquanta, durante i rilievi aerei dell’Amazzonia. Ma è stato solo nel decennio successivo, nel 1965, che una spedizione dell’esercito brasiliano ne ha confermato l’altitudine di 2.994 metri. È un momento che ha riscritto la geografia del paese, perché fino ad allora il punto più alto era considerato il Pico da Bandeira.

L’isolamento della regione, l’assenza di infrastrutture e la complessità del terreno spiegano il ritardo enorme fra la scoperta e l’esplorazione ufficiale. A differenza di altre montagne con sentieri già tracciati, arrivare al Pico da Neblina voleva dire aprirsi la strada dentro una foresta intatta.
Per gli Yanomami, invece, il Pico da Neblina (Yarapo) non è mai stato «scoperto»: lo conoscevano e lo veneravano da sempre come luogo sacro. L’idea stessa di «prima ascensione» è quindi relativa, perché rappresenta il punto di vista dei näpe, i non indigeni.
Negli ultimi anni un momento storico ha aggiunto un capitolo: Maria Yanomami è diventata la prima donna indigena a salire sullo Yaripo, prendendo parte alle spedizioni di prova che hanno definito l’attuale itinerario turistico ufficiale. Il suo risultato racconta il ruolo sempre più forte delle donne yanomami nel guidare, organizzare e mandare avanti le spedizioni al Pico da Neblina.
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8. Non è una spedizione facile
Arrivare in cima al Pico da Neblina non è affatto semplice. Il percorso copre circa 35 chilometri dal primo campo base alla vetta, distribuiti su più giorni di cammino fra foresta fitta, salite ripide e tratti scivolosi.

Ci sono guadi di fiumi, umidità altissima, cambi di tempo improvvisi e quote sopra i 2.000 metri che chiedono resistenza in più. In tutto servono di solito 6 giorni di trekking dal punto di partenza al giorno della vetta, il che ne fa uno dei sentieri più impegnativi del Brasile.
Per questo lo consigliamo solo a chi ha già esperienza di trekking impegnativi di più giorni e ama le avventure selvagge e isolate.
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9. Una catena montuosa antichissima
I geologi ritengono che il Pico da Neblina si sia formato circa 3 miliardi di anni fa, il che lo colloca fra le strutture geologiche più antiche del Sud America. Fa parte dello Scudo della Guiana, una vasta regione di roccia antica che comprende anche il Monte Roraima.

Sono formazioni più vecchie delle Ande e di molte altre catene famose. Riesci a immaginare rocce più antiche della stessa Pangea? È questa la storia nascosta nei fianchi del Pico da Neblina.
Da questa origine remota vengono i paesaggi aspri della montagna, le pareti a strapiombo e il tempo che cambia in continuazione.
10. Biodiversità e clima
Per via della quota e della posizione, il Pico da Neblina ospita un incrocio raro fra la biodiversità amazzonica e le specie d’altura. Vicino alla cima crescono orchidee rare, foreste coperte di muschio e piante d’alta quota.
Nella flora spiccano specie come la Drosera meristocaulis e la Heliamphora ceracea, piante carnivore che crescono soltanto sui pendii del Neblina.
Fra gli animali ci sono tapiri, armadilli giganti e centinaia di specie di uccelli. La regione è anche un punto caldo di endemismi. Anfibi come la Stefania neblinae e la Neblinaphryne mayeri vivono solo qui, e lo stesso vale per l’uakari del Neblina (Cacajao hosomi) e per l’Architis neblina, un ragno registrato ufficialmente nel 2008.
Essendo vicino alla foresta amazzonica, la zona riceve moltissima pioggia. Per chi cammina può essere un problema, ma è il motivo per cui la vegetazione cresce fitta e forte.
Al Pico da Neblina il tempo è imprevedibile e conviene tenerne conto. In basso fa caldo e umido, in quota diventa freddo e nebbioso. Anche l’escursione termica è forte: si va dai 20°C del giorno agli 0°C della notte.
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Alla scoperta del Pico da Neblina con PlanetaEXO
Il Pico da Neblina non è un trekking come gli altri, è un viaggio che cambia qualcosa: ogni passo sostiene gli Yanomami e aiuta a proteggere una delle ultime frontiere selvagge dell’Amazzonia.
Con PlanetaEXO, piattaforma di ecoturismo specializzata in tour nella foresta amazzonica in Brasile, si viaggia con i migliori partner locali: le persone che conoscono la montagna meglio di chiunque altro e che ci vivono da secoli. Contattaci subito!
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